lunedì 25 febbraio 2008

Ci si mette pure Mamma Rai


Per ora è soltanto un'indiscrezione, ma pare che presto il famigerato canone Rai dovrà essere pagato anche da parte dei possessori di personal computer e telefonini di ultima generazione (quelli che cuociono la pasta e portano a spasso il cane, per intenderci). In pratica, Mamma Rai avrebbe colpito di nuovo e, soprattutto, avrebbe trovato un modo facile per battere cassa presso il povero popolo italiano. Prima di tirare le conclusioni, bisognerà aspettare di visionare il provvedimento di attuazione e valutare, quindi, quale raggio d'azione avrà sulle nostre tasche. Per ora gira la voce che verranno esentati i personal computer ed i telefonini di coloro che già pagano un canone per l'abbonamento radiotelevisivo. Forse, alla luce di ciò, si può dedurre che l'idea dei vertici di Viale Mazzini sia quella di farsi pagare da coloro che, pur non avendo un televisore, hanno modo di guardare la TV o ascoltare la radio tramite i suddetti strumenti elettronici. Sembra proprio che Mamma Rai faccia di tutto per farsi amare dai suoi telespettatori. A questo punto, però, sorge spontanea una domanda: cara Mamma Rai, possiamo promuovere un'azione di disconoscimento familiare?

venerdì 22 febbraio 2008

I rischi di un'Italia dei dogmi


Il ristagno interno all'attuale classe politica ed i colpi di piazza di Beppe Grillo (nella foto)hanno indotto molti partiti ad elaborare curiose proposte per il futuro. Pare, infatti, che verrà proposto un limite massimo di mandati parlamentari consecutivi da parte di ciascun esponente politico, misura volta a consentire uno svecchiamento della classe politica. Beppe Grillo, poi, ha alzato la posta proponendo, in più occasioni, di inserire per legge un limite massimo d'età per potersi candidare. E' di questi giorni, poi, la notizia secondo la quale il PDL non candiderà persone con procedimenti penali in corso, salvi i casi di persecuzioni giudiziarie di natura politica. All'interno del PD, le prime scremature non già state fatte. Prodi, Amato e Visco hanno già dichiarato che non si candideranno, mentre De Mita è uscito polemicamente dal partito dopo aver appreso di essere stato escluso dalle liste a causa della sua lunga presenza in Parlamento. Sulle scelte di Prodi, Visco e Amato, ci sarebbe molto da dire. E' difficile evitare di pensare che i primi due abbiano fatto questa scelta per ragioni di convenienza, essendo tra i principali destinatari delle molte accuse di malgoverno mosse alla sinistra italiana. Amato, invece, come la recente storia politica ha dimostrato, non ha alcun bisogno di candidarsi per godere di un certo peso politico. E' oggettivo, infatti, che da tempo è una presenza costante nei governi di centro-sinistra e che, con ogni probabilità, se vi sarà un Governo Veltroni, un ministero verrà assegnato proprio ad Amato. Quanto a De Mita, si può aprire un'accesa critica in favore dell'ex Presidente del Consiglio. Per quale ragione dovrebbe essere escluso dalle liste quando, invece, Veltroni (che non è un politico comparso sulla scena da poco) non solo si candida ma aspira alla guida dell'esecutivo? Sul fronte opposto, i dogmi resi noti da Bondi circa le candidature appaiono incoerenti e, soprattutto, opinabili. Rifiutare di candidare una persona con precedenti penali o con procedimenti in corso non può essere una regola assoluta, ma deve trovare applicazione alla luce delle circostanze concrete. In buona sostanza, bisognerebbe valutare il reato effettivamente commesso. Il fatto, poi, che si riconoscano eccezioni per coloro che, a giudizio del PDL, risultano perseguitati politici, ha un sapore beffardo. In questo modo non solo trionfa la solita massima "fatta la legge, trovato l'inganno", ma ci si trova di fronte ad un sistema volto a promettere grandi cambiamenti, senza toccare alcunché. Chi può dire con sicurezza se un processo può avere remote finalità politiche? Sarebbe stato molto meglio se sulla questione il PDL avesse elegantemente glissato. In generale, la nuova tendenza a voler mettere paletti anagrafici e di altro tipo non fa bene alla politica italiana. Non si può determinare per legge quanto e quando un cittadino possa dedicarsi alla politica attiva. Ogni scelta ed ogni decisione dovrebbero dipendere dal prudente apprezzamento delle dirigenze dei partiti e, soprattutto, degli stessi candidati, come accade in molti Paesi del mondo. Le vere riforme metodologiche non devono avvenire tramite la legge, bensì attraverso una modifica del modo di vedere e di pensare la politica.

giovedì 21 febbraio 2008

La lingua italiana del Duemila


Diaciamoci la verità: la lingua italiana agli Italiani non piace proprio. Anzi, agli Italiani piace infarcirla di neologismi e di termini anglosassoni che nessuno ambisce a voler italianizzare. E' risaputo che gli abitanti del Belpaese sono esterofili per natura, che Sanremo non è Sanremo senza la valletta straniera di turno e che le veline di Striscia la Notizia siano più gradite ai più se mostrano un marcato accento forestiero. Segni evidenti di questa strana tendenza si possono cogliere anche dalle recenti vicende di natura politico-sociale. L'anno scorso, accanto al Family Day ci sono stati il V-Day e il B-Day (rispettivamente, il Vaffanculo Day ed il Bamboccione Day) e, in aprile, avremo l'Election Day, in seguito all'accorpamento delle elezioni amministrative al rinnovo del Parlamento. L'ultima testimonianza di questa moda, in ordine cronologico, è data dalla denominazione del movimento politico fondato da Giuliano Ferrara, ossia la lista Pro Life, che si contraddistingue per il sostegno alla vita e la lotta all'aborto. Anche la politica, quindi, segue le mode dei tempi e diventa più trendy, giusto per avvicinarsi maggiormente al linguaggio di molte persone ed evitare, soprattutto, di essere out. Gli esempi potrebbero continuare, toccando ogni ambito della quotidianità, dallo sport alla buona tavola, dall'abbigliamento al cinema, passando per la pubblicità e, soprattutto, l'informatica. Nonostante un'apparente inglesizzazione del nostro lessico, è risaputo che il tasso di conoscenza delle lingue straniere da parte degli Italiani è tra i più bassi d'Europa. C'è, forse, il desiderio di esorcizzare un gap di conoscenza, nella scelta di molti di utilizzare sempre e comunque, anche oltre il necessario, termini ed espressioni mutuate dalla lingua inglese?

mercoledì 20 febbraio 2008

Il "peccato originale" del Popolo della Libertà

Navigando in rete e parlando con le persone, emergono delle amare verità. La delusione verso il biennio di governo di Romano Prodi è sulla bocca di tutti, indipendentemente dalla fede politica. Colpisce, poi, il fatto che buona parte dell'opinione pubblica non guardi con fiducia ad una possibile vittoria elettorale del Popolo della Libertà, ossia il raggruppamento politico sorto per volontà di Berlusconi e di parte dei suoi vecchi alleati. Qualcuno critica il polo azzurro per la scarsa novità di slogan e promesse elettorali, altri per la scelta della denominazione, altri per un'avversione personale nei confronti di Berlusconi o altri esponenti pidiellini. Ciò che più colpisce, tuttavia, è una pesante accusa che viene rivolta al PDL fin dal momento della sua fondazione: la scarsa democrazia interna. Effettivamente, al momento non si può non dar ragione a costoro. Il Popolo della Libertà è nato, mutuando una tipica espressione del diritto canonico, tramite un provvedimento motu proprio di Silvio Berlusconi che, senza dire niente a nessuno, ha dichiarato pubblicamente lo scioglimento ufficiale di Forza Italia (poi rettificato) e la nascita del nuovo partitone. Non c'è stato il confronto interno ed il dibattito che, invece, hanno condotto il lungo processo di formazione del Partito Democratico e, sorpattutto, la base è stata chiamata plebiscitariamente a decidere il nome del partito e nient'altro. Gli alleati non hanno avuto voce in capitolo ed è stato chiesto loro di aderire oppure di sciogliere i precedenti accordi elettorali e governativi. Un simile modo di agire non appare molto coerente, infatti, con le prime parole che lo stesso Berlusconi profferì nel momento in cui annunciò la nascita del partito. A riguardo disse, infatti, che sarebbe nato il partito del popolo italiano, fondato dal basso, ossia dalla gente e, soprattutto, contro i cosiddetti parrucconi della politica. All'interno del PDL i giochi sembrano già definiti: Berlusconi sarà candidato alla presidenza del Consiglio dei Ministri e per le candidature alle Camere verranno riproposti molti dei vecchi nomi della nomenclatura di Forza Italia ed Alleanza Nazionale, il tutto senza il benché minimo intervento decisionale da parte della base. Ci si augura che ciò dipenda esclusivamente dal fatto che il PDL è nato pochi mesi prima delle elezioni politiche anticipate e che il gap democratico interno venga sanato ad urne chiuse, dopo la formazione del nuovo governo. In caso contrario, qualora il PDL dovesse mantenere una struttura verticistica, il Liberalismo, il Cristianaesimo Democratico ed il Conservatorismo, risulterebbero nettamente sconfessati, così come la concezione occidentale della democrazia di partito. Indipendentemente dalle mosse di assestamento del PDL in epoca post-elettorale, l'attuale struttura rischia, agli occhi di molti, di passare come un deficit democratico, ossia una sorta di peccato originale che potrebbe spingere molti elettori di centro, di destra e di centro-destra ad effettuare scelte differenti rispetto al passato. Sono finiti, infatti, i tempi in cui gli elettori dovevano scegliere tra centro-destra e centro-sinistra. La Balena Azzurra rischia, per tali ragioni, di essere seriamente lavorata ai fianchi da forze come La Destra - Fiamma Tricolore o da una possibile alleanza UDC-UDEUR-Rosa Bianca.

Ancora due parole sul giornalismo partecipativo


Dopo Sweet Tweety, ecco un altro collaboratore che si aggrega alla redazione di Reprehensio. Si tratta di Cuc69, che da oggi è il terzo autore di questo blog d'informazione critica e partecipativa. Gli stessi auspici manifestati nel post di ieri, quindi, vengono oggi rinnovati per una migliore resa di questo servizio. L'annuncio dell'ampliamento dello staff e la scelta di pubblicare questa foto, mi offrono l'occasione per una doverosa puntualizzazione. L'immagine sopra proposta, a mio sommesso parere, è molto eloquente (sic!). Premesso che mi piace molto l'arte interpretativa e che 2001: Odissea nello spazio rientra nel novero dei miei film preferiti, la foto in questione ha un significato molto più ampio di quanto potrebbe sembrare. Reprehensio, come già affermato nell'editoriale di presentazione, è stato costituito per fornire un'informazione critica e, soprattutto, partecipativa. Purtroppo, a causa di un linguaggio dolosamente criptico e di un certo modo di intendere l'attività informativa, c'è il forte rischio di andare verso una sorta di passività nella formazione dell'opinione pubblica. In buona sostanza, i lettori ed i telespettatori rischiano di divenire soggetti estranei alla realtà di cui si tratta, quasi come se quanto raccontanto fosse davvero la trama di un film (spesso dell'orrore). L'effetto, alla lunga, potrebbe essere molto simile a quello visibile nella foto proposta: di fronte ai fenomeni, si rischia di restare neutri e distanti, il che equivale a depotenziare il peso dell'opinione pubblica. Il giornalismo partecipativo nasce proprio con lo scopo di favorire l'incontro tra mittenti e destinatari delle notizie, creando una sorta di salotto virtuale, e cercando di affrontare ogni tematica senza faziosità e in modo puramente oggettivo. Il crescente numero degli autori e, seppur lentamente, dei visitatori, può lasciar sperare che questo progetto possa raggiungere i propri scopi.

martedì 19 febbraio 2008

La redazione di Reprehensio si allarga


Da oggi, Reprehensio diverrà una testata più completa, grazie all'adesione dell'amica Sweet Tweety al team degli autori. Un'attività a quattro mani, infatti, renderà i servizi ancor più obiettivi e, soprattutto, favorirà maggiormente la trattazione critica delle notizie e dei fatti che caratterizzano la nostra realtà. Nell'inviare a Sweet Tweety i miei migliori auguri per una felice collaborazione, colgo l'occasione per ricordare a chiunque fosse interessato a collaborare per il bene della verità e nell'interesse collettivo, di prendere contatto con il sottoscritto attraverso l'indirizzo e-mail che compare lungo la colonna destra della homepage.

lunedì 18 febbraio 2008

Giusto per tastare il terreno


Nonostante si tratti di un sito aperto di recente e, pertanto, con un basso numero di visitatori, Reprehensio propone un sondaggio per tastare il terreno del gradimento in vista delle prossime elezioni politiche. Nell'anonimato più totale, chi lo desidera può partecipare votando attraverso un click nella colonna posta in alto a destra, sopra l'elenco degli articoli pubblicati. Non sono richiesti dati da parte di chi esprime il voto. Si tratta di un puro esperimento, giusto per valutare se il nuovo assetto pluripolare del nostro scenario politico va a genio agli elettori. Naturalmente, le scelte offerte non rappresentano ancora schieramenti effettivi e, in molti casi, si tratta di ipotesi di cartelli elettorali. Ciò riguarda soprattutto il Centro, dove la partita delle alleanze è ancora tutta da giocare.

Ecco un altro uomo nuovo!


Chi segue con assiduità la politica italiana non può che provare una comprensibile sensazione di dejà vu relativamente alle facce che la contraddistinguono. Si è detto da più parti che la politica deve essere svecchiata e rinnovata perché possa risultare più coinvolgente per i cittadini. Pare, in effetti, che questi buoni propositi si stiano avverando uno per uno. Accanto agli uomini nuovi Silvio Berlusconi (candidato alla guida del governo per ben cinque volte e Presidente del Consiglio nel 1994 e dal 2001 al 2006) e Walter Veltroni (esponente del PCI-PDS da decenni, già parlamentare, Ministro, segretario politico dei Democratici di Sinistra e Sindaco di Roma), ecco un volto nuovo per la politica amministrativa locale: Francesco Rutelli. Il camaleontico Ministro dei Beni Culturali uscente, infatti, intende ricandidarsi, dopo aver già espletato due mandati in passato, alla carica di Sindaco di Roma in occasione delle imminenti elezioni che conseguono alle dimissioni di Veltroni. Una simile scelta non necessita di troppi commenti circa l'effettiva ventata di novità portata dal Partito Democratico all'interno dello scenario politico nazionale. E' possibile che, in tutta Roma, in tutto il Lazio, ed in tutta Italia, non si sia trovato un esponente politico che potesse candidarsi, con probabilità di vittoria, alla carica di primo cittadino della capitale? Forse, i romani, non hanno già avuto modo di conoscere lo stile amministrativo di Rutelli? Non sarebbe il caso, invece, di lasciare spazio a nuovi pubblici amministratori, magari giovani o, comunque, portatori di un nuovo modo di concepire e fare politica?

domenica 17 febbraio 2008

Chi se li piglia?


Fino al silenzioso avvio della diaspora radicale, i seguaci di Pannella si contraddistinguevano per le battaglie socio-economiche e quelle dal carattere etico-morale. Le prime erano improntate di liberismo capitalista giustificato dalla volontà di eliminare caste e potentati, mentre le seconde si basavano sull'affermazione della laicità. Dopo l'abbandono di Della Vedova e di Taradash, che hanno costituito i Riformatori Liberali, oggi forza costituente il Popolo della Libertà, e di Capezzone, a sua volta approdato nella galassia berlusconiana, i Radicali vicini a Pannella, alla Bonino e a Cappato hanno stretto un abbraccio mortale con i Socialisti di Boselli. Nonostante il clamore suscitato, la Rosa nel Pugno (RNP), ossia la sedicente forza riformista italiana da loro costituita, non ha affatto sfondato nelle passate consultazioni ed ha raccolto poco più di una manciata di voti. Le battaglie condotte dalla Bonino e da Boselli, ossia i testimonial della RNP, hanno un sapore misto tra il vecchio e l'inopportuno. Di sociale ed economico viene proposto poco o nulla, anche perché le tesi socialiste storiche fanno decisamente a pugni (mi si perdoni il giro di parole) con i propositi liberisti di stampo radicale. Le due tradizioni politiche, l'una fautrice dello Statuto dei Lavoratori del 1970 e l'altra pronta a proporre l'eliminazione di parte delle garanzie in difesa dei dipendenti, hanno fatto causa comune trovando un nemico nella Chiesa Cattolica. Tra feste in occasione della breccia di Porta Pia, critiche accese e gratuite ad ogni esternazione da parte del Papa e progetti di revisione di ogni rapporto con la Santa Sede, il tandem Bonino-Boselli ritiene di poter prosperare cavalcando la tigre dei sentimenti anticlericali. Purtroppo per loro, l'anticlericalismo era una moda di inizio Novecento ed oggi, nonostante la scristianizzazione della società, non ci sono così tante persone accese contro le istituzioni ecclesiastiche. Spesso i non credenti optano, verso la Chiesa, per un atteggiamento caratterizzato da una cortese indifferenza. La RNP, quindi, può risultare fastidiosa anche per coloro che non nutrono simpatia per la Chiesa oltre che, naturalmente, per i numerosi cattolici praticanti e non. Un'alleanza con i Radicali ed i Socialisti, quindi, può risultare più dannosa che vantaggiosa per ogni forza politica che ambisca a governare il Paese. Il fatto che, a tutt'oggi, Pannella, la Bonino, Cappato e Boselli non abbiano trovato una collocazione all'interno dei vari poli (le prossime elezioni, infatti, non saranno caratterizzate da una logica bipolare bensì pluripolare), lascia intravedere il timore di molti di subire un effetto elettorale negativo in seguito all'apparentamento. Forse i due partiti si presenteranno autonomamente oppure, riproporranno l'ormai appassita RNP, che dimostrerà ancora una volta quanto certi argomenti vadano riposti in soffitta.

Giusto per risparmiare un po'


Salvo liti da bar o ripensamenti improvvisi, in aprile ci sarà il cosiddetto election day, ossia un'unica tornata sia per le elezioni politiche che per quelle amministrative. Accusare il Governo uscente di voler concentrare tutti gli appuntamenti in una sola tornata per generare confusione negli elettori denota da un lato uno spirito critico gratuito e, in questo caso, fuori luogo e, dall'altro, una scarsa attenzione alla salvaguardia delle finanze pubbliche. E' risaputo, infatti, che organizzare le elezioni comporta costi molto ingenti tra stampa e distribuzione delle schede, retribuzione degli addetti ai seggi e quant'altro connesso al funzionamento della macchina elettorale. Decidere di comune accordo tra i partiti di dar luogo ad un unico appuntamento elettorale, quindi, può rappresentare un primo timido segno di un atteggiamento oculato e parsimonioso nella gestione dei fondi pubblici.

sabato 16 febbraio 2008

La prima nota dei concerti indipendentisti


Stando alle premesse, domani il Parlamento di Pristina dovrebbe dichiarare l'indipendenza del Kossovo dalla Serbia. Si tratta di una decisione che viene da lontano, l'ultimo atto di un processo che ha condotto, da diciassette anni a questa parte, alla disgregazione della Jugoslavia. L'indipendenza del Kossovo, infatti, segue a distanza di tempo la secessione di Slovenia, Croazia, Bosnia, Macedonia e Montenegro dal potere centrale di Belgrado. Le ambizioni secessioniste sono sempre state giustificate dalle differenze etniche, linguistiche, culturali e religiose tra il Kossovo e la Serbia. Il primo è popolato in prevalenza da albanesi di fede islamica, mentre la seconda da serbi di religione cristiano-ortodossa. Tenendo conto di questi criteri, non possono essere sollevate eccezioni circa la volontà indipendentista di quella regione. Se il principio dell'autodeterminazione dei popoli trova rigorosa applicazione in favore dei kossovari, onestamente si fatica a comprendere perché ciò non trova applicazione riguardo ai Paesi baschi, all'Alto Adige, alla Cecenia, al Kurdistan e all'Irlanda del Nord. Si tratta soltanto di una serie di esempi, ma i casi di popoli inglobati in Stati a matrice etnico-culturale differente sono molto numerosi. La Russia ha messo in guardia il mondo di fronte all'imminente dichiarazione di indipendenza del Kossovo, osservando che si crea, in tal modo, un precedente pericoloso per la stabilità mondiale. In ciò c'è del vero. Come sarà possibile, in futuro, spiegare ad un ceceno (o ad un appartenente ai popoli testé citati) che un kossovaro ha potuto ottenere una patria indipendente e lui, invece, dovrà continuare ad essere cittadino di uno Stato di cui non si sente parte?

Chi va via, perde il posto all'osteria


L'annuncio di Fini relativo al prossimo sciolgimento di Alleanza Nazionale con la confluenza dei suoi militanti all'interno del Popolo della Libertà rischia, agli occhi di molti, di lasciare libero uno spazio elettorale di non poco conto. Molti elettori di destra, non estremisti ma poco inclini a scendere a patti con il centro liberale e democristiano, potrebbero sentiersi spaesati e poco rappresentanti all'interno della cosa azzurra, ossia il partitone partorito da Berlusconi in pochi mesi. Tale circostanza è stata compresa in pienezza da Storace e Romagnoli, i quali hanno stipulato un'alleanza elettorale in vista delle elezioni politiche. Il simbolo del cartello che proporrà Daniela Santanché alla guida del governo, è frutto della fusione dei simboli dei due partiti, ossia La Destra e Fiamma Tricolore. Il risultato, a parere di molti, assomiglia molto al simbolo di Alleanza Nazionale, emblema destinato ad essere riposto in soffitta già in occasione di questa campagna elettorale per poi essere definitivamente abbandonato in autunno, quando verrà sciolto il partito. Quanto finora osservato, conduce a due considerazioni. Il nuovo cartello elettorale di destra potrebbe, oltre allo spazio fisico, ereditare buona parte dell'elettorato di AN proprio in ragione della scarsa simpatia di molti verso gli apparati centristi. In secondo luogo, se davvero Fini e i suoi desiderano gettare alle ortiche il percorso avviato tredici anni fa a Fiuggi, allora potrebbero tranquillamente rinunciare a qualsivoglia diritto circa la proprietà e l'uso dello storico simbolo dell'MSI, ossia la fiamma che rappresentò il partito di Giorgio Almirante. Il tutto a vantaggio di chi, come Storace, la Santanché, Buontempo e Romagnoli desidera lavorare alla ricostruzione di un soggetto unitario della destra sociale.

venerdì 15 febbraio 2008

Benedetto XVI° andrà dallo zio Sam


Dal 15 al 17 aprile prossimi, Papa Benedetto XVI° (nella foto sopra) si recherà in visita ufficiale negli Stati Uniti. Tra le varie mete previste ci saranno Washington, dove è previsto un incontro con il Presidente George W. Bush, e New York. Durante il soggiorno nella Grande Mela, il Papa renderà visita anche alla sede dell'ONU, dove è previsto che tenga un discorso davanti all'Assemblea Generale. Quest'ultimo potrebbe essere un occasione per il Papa per porre in evidenza il deficit di tolleranza religiosa che, ancora oggi, si registra in molti Paesi, soprattutto a maggioranza islamica o retti da regimi comunisti. Altri temi che potrebbero riguardare l'intervento del Papa all'ONU potrebbero essere la fame nel mondo, le guerre dimenticate, soprattutto in Africa, il pericolo del capitalismo individualista e la promozione di modalità diverse di concepire il lavoro ed i rapporti uomo/donna. Prendendo atto dello scarso peso politico dell'Assemblea Generale dell'ONU, è altamente probabile che le raccomandazioni del Papa verranno trascurate, ma ciò non toglie che porre in evidenza certi problemi potrebbe, forse in qualche caso, sollecitare la coscienza critica dell'opinione pubblica che, a sua, volta è il motore dei sistemi politici ed economici.

Sarebbe ora di fare due conti


La campagna elettorale è appena iniziata ma le strategie dei partiti appaiono già in via di definizione (nella foto sopra, Clemente Mastella). Oltre ai due blocchi rappresentati dal PD e dal PDL, sulla scena politica futura saranno presenti la Sinistra Arcobaleno e l'alleanza La Destra - Fiamma Tricolore. Oltre ai battibecchi a sinistra sulla collocazione dei Radicali e dei Socialisti, il vero nodo da sciogliere riguarda il centro. La Rosa Bianca di Pezzotta, Baccini e Tabacci ha già precisato che, pur dichiarandosi disposta a dialogare con il centro-destra, non si collocherà all'interno dei due blocchi principali, il tutto in un'ottica antibipolarista. L'UDC, salvo ripensamenti, dovrebbe correre da solo pur di non rinunciare all'utilizzo del simbolo dello scudo crociato, e pure l'UDEUR di Mastella sembra intenzionato a non stringere alleanze né con il PD né con il PDL. A questo punto sorge spontanea un'osservazione: se questi tre partiti, piuttosto piccoli, scelgono di non apparentarsi con i due poli, che motivi hanno per non formare un cartello elettorale di centro? Giova sottolineare, infatti, che Mastella abbandonò l'allora CCD per spostarsi a sinistra e che la Rosa Bianca, pochi giorni fa, è sorta da una costola dell'UDC a causa dell'idea di Casini di riallearsi a Berlusconi. Allo stato attuale, però, sembra che tutti i paletti che tenevano separati questi movimenti siano caduti palesemente. La ragione di fondo dello strappo di Baccini e Tabacci è venuta meno e Mastella, a differenza con il passato, ha sciolto ogni legame con il centro-sinistra. Tutti gli esponenti dei tre movimenti si richiamano al Cristinaesimo Democratico ed alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica. A parte il protagonismo di qualcuno, cosa può ancora tenerli separati? E' forse presto per azzardare pronostici sul loro peso elettorale ma, di certo, un'unica lista per i tre partiti potrebbe dare loro notevole giovamento.

giovedì 14 febbraio 2008

Air France e la questione morale


La sfiducia a Prodi ed al suo Governo ha prodotto i risultati che, in questi giorni, sono sotto gli occhi di tutti. I media tradizionali, tuttavia, non hanno posto l'accento sulle ripercussioni della crisi di governo e delle elezioni anticipate sul nodo Alitalia, ossia sulle trattative relative alla cessione della nostra compagnia aerea di bandiera. Nonostante manchi una regola scritta in merito, appare piuttosto deprecabile che un Governo sfiduciato e prossimo al cogedo definitivo possa avere voce in capitolo in merito ad un'operazione così delicata. I tempi della crisi e, ora, l'avvio della campagna elettorale hanno posto il problema dell'Alitalia in secondo piano senza che ciò, tuttavia, sminuisca la gravità della situazione. E' di oggi la notizia secondo la quale Air France avrebbe dichiarato di voler attendere l'esito delle elezioni, in modo da trattare con il nuovo Governo ogni aspetto della cessione. Si profila, così, un cambiamento di rotta e, forse, le preoccupazioni di Formigoni e dell'utenza del Nord Italia potranno rientrare o, comunque, essere fronteggiate elaborando adeguate soluzioni. Non tutte le dimissioni, quindi, vengono per nuocere.

Metamorfosi elettorale


In pochi giorni, Veltroni sembra aver sconfessato i circa due anni di attività del Governo Prodi, attraverso una serie di dichiarazioni cerchiobottiste. Dopo aver riconosciuto i meriti del Professore per aver consentito all'Italia di aderire alla moneta unica ed aver risanato i conti pubblici, Veltroni ha promesso, in caso di vittoria elettorale, una serie di iniziative a vantaggio delle imprese e dei lavoratori. Ha parlato di sgravi fiscali e, soprattutto, di salari minimi garantiti in favore dei precari. L'ormai ex sindaco di Roma non si è limitato a fare discorsi generici ma ha voluto quantificare l'importo minimo di questi salari intorno ai 1.000/1.100 €uro mensili. Il programma di politica economica annunciato da Veltroni appare ambizioso ma assai poco credibile. Ciò per il fatto che dal 2006 ad oggi l'Italia è stata retta da un esecutivo di centro-sinistra di cui lo stesso Veltroni è espressione diretta. Se davvero il centro-sinistra avesse voluto favorire un innalzamento dei redditi collettivi avrebbe potuto introdurre misure adeguate nei due anni di governo che, invece, sono stati caratterizzati da un inasprimento della pressione fiscale. Ormai gli elettori italiani sanno perfettamente che le promesse dei politici sono meno attendibili di quelle dei marinai e Veltroni, oltre a sconfessare i suoi compagni, non è stato particolarmente chiaro riguardo alle modalità attraverso le quali perseguire gli obiettivi annunciati. Se davvero vorrà conquistare gli indecisi, il segretario del PD dovrà andare oltre le parole e dimostrare - conti alla mano - come si può davvero realizzare quanto prospettato.

mercoledì 13 febbraio 2008

Un 3 % da buttare?


In base ad alcuni sondaggi sembra che in Italia lo scudo crociato abbia ancora un valore per parte del corpo elettorale, tanto da comportare, per il solo fatto di essere esibito su una scheda elettorale, una percentuale di consensi pari al 3 %. Ciò accadrebbe indipendentemente dai nominativi dei candidati, dal programma elettorale e dallo schieramento politico di riferimento. Molti, infatti, voterebbero per lo scudo crociato per ciò che storicamente ha rappresentato e per i valori di cui si è fatto portatore. Non è un caso, infatti, se da alcuni anni pendono cause civili tra alcuni partiti per il riconoscimento del diritto all'utilizzo esclusivo di quel simbolo con tanto della famosa dicitura Libertas. L'importanza dei simboli, soprattutto per buona parte degli elettori, è ben nota a Pierferdinando Casini il quale, pur di non rinunciare allo scudo crociato, pare disposto a non collocare l'UDC all'iterno del PDL. Berlusconi, infatti, ha previsto che l'adesione al nuovo partito da parte di altre forze debba essere subordinata alla rinuncia di simboli e denominazioni precedenti. L'unica eccezione è stata concessa alla Lega Nord. Se è vero che il simbolo del Carroccio sarà esposto nelle liste del PDL dei collegi del Settentrione perché si tratta di un movimento fortemente radicato al Nord e perché, forse, se ci fosse una lista leghista molti la voterebbero a scapito del centro-destra, ci si domanda per quale ragione non sia opportuno tenere conto del peso elettorale di un simbolo come lo scudo crociato. E' oggettivo il fatto che il simbolo scelto per rappresentare il PDL sia scarno e poco indicativo tanto da lasciar supporre che sia stato scelto frettolosamente. Onde evitare un eccessivo disorientamento da parte degli elettori, sarebbe stato più proficuo se il PDL, nel proprio emblema, avesse riportato in piccolo anche i simboli di tutti i partiti che ne hanno dato vita. Se l'UDC non stipulerà un'alleanza con il centro-destra, è assai probabile che il PDL dovrà amaramente rinunciare ad una buona fetta dell'elettorato moderato.

La CEI bacchetta Moretti e la Ferrari

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Don Nicolò Anselmi, responsabile della CEI per la pastorale giovanile, ha bocciato senza mezze misure la scena erotica di Caos calmo, il film attualmente nelle sale cinematografiche italiane interpretato da Nanni Moretti ed Isabella Ferrari (insieme, nella foto sopra). In particolare, il sacerdote ha criticato la durezza della scena, senza esimersi dal definire, simili rappresentazioni, volgari e distruttive. Nel suggerire che, in futuro, gli artisti scelgano di esercitare una sorta di obiezione di coscienza di fronte alla richiesta di girare simili scene, don Anselmi ha ritenuto opportuno precisare che da attori impegnati come Moretti e la Ferrari si sarebbe aspettato una scena romantica, soffusa, tenera, ossia un gesto d'amore, magari aperto alla vita. Non si dubita che la scena possa oggettivamente risultare forte e che trasmetta un modo particolare di concepire le relazioni sessuali ma, al tempo stesso, è opportuno evidenziare che si tratta di un mero prodotto artistico e che ogni immagine debba necessariamente essere contestualizzata. Proporre una scena di questo tipo, infatti, non sempre comporta un'adesione morale da parte degli autori e degli interpreti e, spesso, rientra nell'ambito di una sceneggiatura finalizzata a rappresentare una realtà o a trasmettere uno specifico messaggio. Chi può escludere, inoltre, che gli autori abbiano voluto la scena in questione allo scopo di evidenziarne la criticabilità? E' lecito che ognuno possa liberamente esprimere le proprie opinioni, fino a cassare del tutto un'opera. Ciò che, invece, appare doveroso evitare, è porre censure all'espressione artistica. Le polemiche sorte intorno a Caos calmo lasciano supporre, infatti, che dal 1972 ad oggi la società italiana non si sia liberalizzata più di tanto.

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Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, nel '72 uscì nelle sale italiane Ultimo tango a Parigi (nella foto sopra, da sinistra, Maria Schneider e Marlon Brando in una scena del film), uno dei più famosi film di Bernardo Bertolucci, che subì per parecchio tempo una severa censura. In un Paese civile, invece, l'unica forma di censura ammissibile deve essere attuata dai singoli, scegliendo di vedere o non vedere un'opera, e, soprattutto, di valutarne personalmente il valore. Nel XXI° secolo, temere che un film possa essere deviante per i giovani appare un tantino anacronistico. Siamo nel secolo del web, dell'informazione diffusa, del pluralismo culturale e dell'ampia offerta artistico-mediatica. Ciò che, invece, appare opportuno, è aiutare le giovani generazioni a sviluppare un forte senso critico, in modo tale da consentire loro di determinarsi adeguatamente e di attribuire il giusto peso ai fenomeni.

martedì 12 febbraio 2008

Voci nell'Universo

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Lo scorso 4 febbraio, alle 19 (ora di New York), la NASA ha diffuso nello spazio, tramite il Deep Space Network, la canzone dei Beatles Across the Universe. Si tratta dell'ennesimo tentativo dell'ente spaziale americano per cercare di instaurare possibili contatti con intelligenze extraterrestri, proponendo estratti della nostra cultura. In base ai calcoli effettuati, sembra che le onde elettromagnetiche della canzone raggiungeranno alla stella polare tra circa 430 anni. Perciò è altamente probabile che, un'intelligenza aliena possa captare il segnale in un lontano futuro quando, forse, l'umanità si sarà già dimenticata di questo esperimento tentato agli inizi del XXI° secolo.

Quanto è lontano novembre!


La classe politica italiana, da sempre, ha beneficiato di un fattore di non poco conto: la scarsa memoria storica dei cittadini (nella foto, da sinistra, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini). Non più tardi di tre mesi fa, infatti, in occasione del famoso discorso di Piazza San Babila a Milano, Silvio Berlusconi disse, in buona sostanza, che il bipolarismo italiano era giunto al capolinea e che bisognava lavorare per una nuova stagione della politica italiana. Il Partito del Popolo Italiano, così sembrava dovesse denominarsi il nuovo soggetto politico del Cavaliere prima di approdare a Il Popolo della Libertà, doveva andare oltre la Casa delle Libertà e, soprattutto, oltre le vecchie intese qualora gli alleati storici non avessero voluto aderire al nascente partito unico. Seguirono mesi di scontri, incomprensi e veleni tra Berlusconi da un lato, e Fini e Casini dall'altro, che sembrava dovessero seguire percorsi politici differenti. Non a caso, l'intesa con il leader dell'UDC portò molti ad accusare Fini di neocentrismo ed i suoi oppositori di destra non esitarono ad affermare che il Presidente di AN si fosse scoperto democristiano. Ci fu addirittura chi, come Storace, in occasione delle festività natalizie, ironizzò augurandosi che Babbo Natale ragalasse a Fini una tessera della DC. Gennaio, poi, è stato il mese del tentativo di dialogo tra Berlusconi e Veltroni, allo scopo di riformare la legge elettorale e andare davvero oltre l'attuale bipolarismo giungendo, di fatto, ad un bipartitismo PD - PdL. La caduta del Governo Prodi, invece, ha provocato mutamenti di rotta, e le pagine di molte agende sono state bruscamente stracciate. Fini sembra tornato quello di un anno fa e l'armonia con Berlusconi appare improvvisamente ripristianata. Il centro-destra, salvo ulteriori mutamenti, si presentà agli elettori sotto le insegne de Il Popolo della Libertà ma non è certo se davvero, con l'insediamento del nuovo Parlamento, si formerà il partito unico. Ciò che appare certo è che, nel listone, saranno presenti candidati provenienti da diverse esperienze e da diverse posizioni che, nella prossima legislatura, saranno chiamati ad esprimersi in modo compatto su tematiche che, per ragioni oggettive, potrebbero portarli a posizioni distanti tra loro. Di sicuro sarà difficile che si giunga, nei tempi rapidi annunciati a novembre da Berlusconi, ad un superamento effettivo dell'attuale fase di stagnazione politica.

lunedì 11 febbraio 2008

Veltroni va da solo....con Di Pietro?


Nei giorni in cui si consumava la crisi del Governo Prodi e durante l'espletamento del mandato esplorativo di Marini, Walter Veltroni dichiarò in più occasioni che il Partito Democratico, in occasione di possibili competizioni elettorali, si sarebbe presentato da solo, cioè senza costituire alcuna alleanza politica (nella foto, Walter Veltroni). Si trattava, in buona sostanza, dell'atto di morte dell'Unione (già Ulivo), ossia la coalizione che aveva portato Romano Prodi a Palazzo Chigi nel 2006 e che aveva governato il Paese per circa due anni. Pensando secondo una logica bipolare e, soprattutto, bipartitica, Veltroni non aveva esistato ad invitare, a sua volta, Berlusconi a presentarsi al corpo elettorale senza gli storici alleati. Nonostante il Cavaliere abbia rifiutato la proposta e costituito un nuovo cartello elettorale sotto le insegne de Il Popolo della Libertà, Veltroni ha continuato per alcuni giorni a sostenere l'opportunità di una posizione elettorale isolazionista. E' di questi giorni, invece, la notizia secondo la quale il PD avrebbe aperto l'uscio ad Antonio Di Pietro ed alla sua Italia dei Valori, tramite la formazione di una federazione elettorale. E' oggettivamente apprezzabile lo sforzo di Veltroni di staccarsi definitivamente dalla sinistra marxista, ma un'alleanza con i dipietristi non può di certo definirsi in linea con i propositi esposti pochi giorni fa. Forse anche a Casa Veltroni ha fatto visita la Sig.ra Matematica, la quale ha gentilmente fatto notare al sindaco di Roma che la presenza di liste centriste o di centro-sinistra potrebbe pericolosamente togliere voti al suo partito, ampliando le possibilità di vittoria del centro-destra? Un possibile apparentamento tra PD e IdV, dunque, oltre a sconfessare i buoni propositi di inizio 2008, lascia trapelare il sospetto che Veltroni e i suoi non siano così certi di poter prevalere alle prossime elezioni politiche.

domenica 10 febbraio 2008

Editoriale di presentazione


La prima domanda che potrebbe sorgere nel visitare il sito riguarda la sua denominazione. Reprehensio è un termine latino che significa critica e ciò vuole indicare chiaramente gli scopi di fondo di questa iniziativa. Con questo articolo si desidera presentare una voce libera in mezzo alla confusione ed alla poca trasparenza che caratterizzano i mass media di oggi. Reprehensio vuole essere una possibilità in più per i navagatori del web per conoscere e, soprattutto, per far conoscere. In buona sostanza, il progetto consiste nel coltivare l'informazione classica abbinandola al nuovo giornalismo partecipativo, attraverso il coinvolgimento diretto dei lettori e il confronto tra i medesimi. L'informazione partecipata è un modo per andare oltre i filtri ed i limiti dei media tradizionali, spesso vincolati da logiche commerciali e, spesso, politiche. Evitando di passare attraverso il giornalismo professionista, l'informazione partecipata consente l'affermazione di nuove forme mediatiche autenticamente libere e pluraliste. Obiettivo prioritario di Reprehensio sarà quello di fornire dati, numeri e fatti privi di colorazione politica e svincolati da interessi economico-commerciali. Non perseguirà fini di lucro e tenderà soltanto a fornire un proprio modesto contributo a costruire, nel nostro Paese, un'informazione più chiara, intelleggibile ed imparziale. Coloro che si riconoscono in questo progetto e desiderano contribuire allo sviluppo del giornalismo partecipativo, sono i benvenuti. E' proprio grazie alla buona volontà ed all'apporto di un bagaglio di esperienze, conoscenze, passioni e tanta curiosità che l'informazione del domani potrà di certo essere migliore.