giovedì 21 febbraio 2008

La lingua italiana del Duemila


Diaciamoci la verità: la lingua italiana agli Italiani non piace proprio. Anzi, agli Italiani piace infarcirla di neologismi e di termini anglosassoni che nessuno ambisce a voler italianizzare. E' risaputo che gli abitanti del Belpaese sono esterofili per natura, che Sanremo non è Sanremo senza la valletta straniera di turno e che le veline di Striscia la Notizia siano più gradite ai più se mostrano un marcato accento forestiero. Segni evidenti di questa strana tendenza si possono cogliere anche dalle recenti vicende di natura politico-sociale. L'anno scorso, accanto al Family Day ci sono stati il V-Day e il B-Day (rispettivamente, il Vaffanculo Day ed il Bamboccione Day) e, in aprile, avremo l'Election Day, in seguito all'accorpamento delle elezioni amministrative al rinnovo del Parlamento. L'ultima testimonianza di questa moda, in ordine cronologico, è data dalla denominazione del movimento politico fondato da Giuliano Ferrara, ossia la lista Pro Life, che si contraddistingue per il sostegno alla vita e la lotta all'aborto. Anche la politica, quindi, segue le mode dei tempi e diventa più trendy, giusto per avvicinarsi maggiormente al linguaggio di molte persone ed evitare, soprattutto, di essere out. Gli esempi potrebbero continuare, toccando ogni ambito della quotidianità, dallo sport alla buona tavola, dall'abbigliamento al cinema, passando per la pubblicità e, soprattutto, l'informatica. Nonostante un'apparente inglesizzazione del nostro lessico, è risaputo che il tasso di conoscenza delle lingue straniere da parte degli Italiani è tra i più bassi d'Europa. C'è, forse, il desiderio di esorcizzare un gap di conoscenza, nella scelta di molti di utilizzare sempre e comunque, anche oltre il necessario, termini ed espressioni mutuate dalla lingua inglese?

Nessun commento: