domenica 17 febbraio 2008

Giusto per risparmiare un po'


Salvo liti da bar o ripensamenti improvvisi, in aprile ci sarà il cosiddetto election day, ossia un'unica tornata sia per le elezioni politiche che per quelle amministrative. Accusare il Governo uscente di voler concentrare tutti gli appuntamenti in una sola tornata per generare confusione negli elettori denota da un lato uno spirito critico gratuito e, in questo caso, fuori luogo e, dall'altro, una scarsa attenzione alla salvaguardia delle finanze pubbliche. E' risaputo, infatti, che organizzare le elezioni comporta costi molto ingenti tra stampa e distribuzione delle schede, retribuzione degli addetti ai seggi e quant'altro connesso al funzionamento della macchina elettorale. Decidere di comune accordo tra i partiti di dar luogo ad un unico appuntamento elettorale, quindi, può rappresentare un primo timido segno di un atteggiamento oculato e parsimonioso nella gestione dei fondi pubblici.

sabato 16 febbraio 2008

La prima nota dei concerti indipendentisti


Stando alle premesse, domani il Parlamento di Pristina dovrebbe dichiarare l'indipendenza del Kossovo dalla Serbia. Si tratta di una decisione che viene da lontano, l'ultimo atto di un processo che ha condotto, da diciassette anni a questa parte, alla disgregazione della Jugoslavia. L'indipendenza del Kossovo, infatti, segue a distanza di tempo la secessione di Slovenia, Croazia, Bosnia, Macedonia e Montenegro dal potere centrale di Belgrado. Le ambizioni secessioniste sono sempre state giustificate dalle differenze etniche, linguistiche, culturali e religiose tra il Kossovo e la Serbia. Il primo è popolato in prevalenza da albanesi di fede islamica, mentre la seconda da serbi di religione cristiano-ortodossa. Tenendo conto di questi criteri, non possono essere sollevate eccezioni circa la volontà indipendentista di quella regione. Se il principio dell'autodeterminazione dei popoli trova rigorosa applicazione in favore dei kossovari, onestamente si fatica a comprendere perché ciò non trova applicazione riguardo ai Paesi baschi, all'Alto Adige, alla Cecenia, al Kurdistan e all'Irlanda del Nord. Si tratta soltanto di una serie di esempi, ma i casi di popoli inglobati in Stati a matrice etnico-culturale differente sono molto numerosi. La Russia ha messo in guardia il mondo di fronte all'imminente dichiarazione di indipendenza del Kossovo, osservando che si crea, in tal modo, un precedente pericoloso per la stabilità mondiale. In ciò c'è del vero. Come sarà possibile, in futuro, spiegare ad un ceceno (o ad un appartenente ai popoli testé citati) che un kossovaro ha potuto ottenere una patria indipendente e lui, invece, dovrà continuare ad essere cittadino di uno Stato di cui non si sente parte?

Chi va via, perde il posto all'osteria


L'annuncio di Fini relativo al prossimo sciolgimento di Alleanza Nazionale con la confluenza dei suoi militanti all'interno del Popolo della Libertà rischia, agli occhi di molti, di lasciare libero uno spazio elettorale di non poco conto. Molti elettori di destra, non estremisti ma poco inclini a scendere a patti con il centro liberale e democristiano, potrebbero sentiersi spaesati e poco rappresentanti all'interno della cosa azzurra, ossia il partitone partorito da Berlusconi in pochi mesi. Tale circostanza è stata compresa in pienezza da Storace e Romagnoli, i quali hanno stipulato un'alleanza elettorale in vista delle elezioni politiche. Il simbolo del cartello che proporrà Daniela Santanché alla guida del governo, è frutto della fusione dei simboli dei due partiti, ossia La Destra e Fiamma Tricolore. Il risultato, a parere di molti, assomiglia molto al simbolo di Alleanza Nazionale, emblema destinato ad essere riposto in soffitta già in occasione di questa campagna elettorale per poi essere definitivamente abbandonato in autunno, quando verrà sciolto il partito. Quanto finora osservato, conduce a due considerazioni. Il nuovo cartello elettorale di destra potrebbe, oltre allo spazio fisico, ereditare buona parte dell'elettorato di AN proprio in ragione della scarsa simpatia di molti verso gli apparati centristi. In secondo luogo, se davvero Fini e i suoi desiderano gettare alle ortiche il percorso avviato tredici anni fa a Fiuggi, allora potrebbero tranquillamente rinunciare a qualsivoglia diritto circa la proprietà e l'uso dello storico simbolo dell'MSI, ossia la fiamma che rappresentò il partito di Giorgio Almirante. Il tutto a vantaggio di chi, come Storace, la Santanché, Buontempo e Romagnoli desidera lavorare alla ricostruzione di un soggetto unitario della destra sociale.

venerdì 15 febbraio 2008

Benedetto XVI° andrà dallo zio Sam


Dal 15 al 17 aprile prossimi, Papa Benedetto XVI° (nella foto sopra) si recherà in visita ufficiale negli Stati Uniti. Tra le varie mete previste ci saranno Washington, dove è previsto un incontro con il Presidente George W. Bush, e New York. Durante il soggiorno nella Grande Mela, il Papa renderà visita anche alla sede dell'ONU, dove è previsto che tenga un discorso davanti all'Assemblea Generale. Quest'ultimo potrebbe essere un occasione per il Papa per porre in evidenza il deficit di tolleranza religiosa che, ancora oggi, si registra in molti Paesi, soprattutto a maggioranza islamica o retti da regimi comunisti. Altri temi che potrebbero riguardare l'intervento del Papa all'ONU potrebbero essere la fame nel mondo, le guerre dimenticate, soprattutto in Africa, il pericolo del capitalismo individualista e la promozione di modalità diverse di concepire il lavoro ed i rapporti uomo/donna. Prendendo atto dello scarso peso politico dell'Assemblea Generale dell'ONU, è altamente probabile che le raccomandazioni del Papa verranno trascurate, ma ciò non toglie che porre in evidenza certi problemi potrebbe, forse in qualche caso, sollecitare la coscienza critica dell'opinione pubblica che, a sua, volta è il motore dei sistemi politici ed economici.

Sarebbe ora di fare due conti


La campagna elettorale è appena iniziata ma le strategie dei partiti appaiono già in via di definizione (nella foto sopra, Clemente Mastella). Oltre ai due blocchi rappresentati dal PD e dal PDL, sulla scena politica futura saranno presenti la Sinistra Arcobaleno e l'alleanza La Destra - Fiamma Tricolore. Oltre ai battibecchi a sinistra sulla collocazione dei Radicali e dei Socialisti, il vero nodo da sciogliere riguarda il centro. La Rosa Bianca di Pezzotta, Baccini e Tabacci ha già precisato che, pur dichiarandosi disposta a dialogare con il centro-destra, non si collocherà all'interno dei due blocchi principali, il tutto in un'ottica antibipolarista. L'UDC, salvo ripensamenti, dovrebbe correre da solo pur di non rinunciare all'utilizzo del simbolo dello scudo crociato, e pure l'UDEUR di Mastella sembra intenzionato a non stringere alleanze né con il PD né con il PDL. A questo punto sorge spontanea un'osservazione: se questi tre partiti, piuttosto piccoli, scelgono di non apparentarsi con i due poli, che motivi hanno per non formare un cartello elettorale di centro? Giova sottolineare, infatti, che Mastella abbandonò l'allora CCD per spostarsi a sinistra e che la Rosa Bianca, pochi giorni fa, è sorta da una costola dell'UDC a causa dell'idea di Casini di riallearsi a Berlusconi. Allo stato attuale, però, sembra che tutti i paletti che tenevano separati questi movimenti siano caduti palesemente. La ragione di fondo dello strappo di Baccini e Tabacci è venuta meno e Mastella, a differenza con il passato, ha sciolto ogni legame con il centro-sinistra. Tutti gli esponenti dei tre movimenti si richiamano al Cristinaesimo Democratico ed alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica. A parte il protagonismo di qualcuno, cosa può ancora tenerli separati? E' forse presto per azzardare pronostici sul loro peso elettorale ma, di certo, un'unica lista per i tre partiti potrebbe dare loro notevole giovamento.

giovedì 14 febbraio 2008

Air France e la questione morale


La sfiducia a Prodi ed al suo Governo ha prodotto i risultati che, in questi giorni, sono sotto gli occhi di tutti. I media tradizionali, tuttavia, non hanno posto l'accento sulle ripercussioni della crisi di governo e delle elezioni anticipate sul nodo Alitalia, ossia sulle trattative relative alla cessione della nostra compagnia aerea di bandiera. Nonostante manchi una regola scritta in merito, appare piuttosto deprecabile che un Governo sfiduciato e prossimo al cogedo definitivo possa avere voce in capitolo in merito ad un'operazione così delicata. I tempi della crisi e, ora, l'avvio della campagna elettorale hanno posto il problema dell'Alitalia in secondo piano senza che ciò, tuttavia, sminuisca la gravità della situazione. E' di oggi la notizia secondo la quale Air France avrebbe dichiarato di voler attendere l'esito delle elezioni, in modo da trattare con il nuovo Governo ogni aspetto della cessione. Si profila, così, un cambiamento di rotta e, forse, le preoccupazioni di Formigoni e dell'utenza del Nord Italia potranno rientrare o, comunque, essere fronteggiate elaborando adeguate soluzioni. Non tutte le dimissioni, quindi, vengono per nuocere.

Metamorfosi elettorale


In pochi giorni, Veltroni sembra aver sconfessato i circa due anni di attività del Governo Prodi, attraverso una serie di dichiarazioni cerchiobottiste. Dopo aver riconosciuto i meriti del Professore per aver consentito all'Italia di aderire alla moneta unica ed aver risanato i conti pubblici, Veltroni ha promesso, in caso di vittoria elettorale, una serie di iniziative a vantaggio delle imprese e dei lavoratori. Ha parlato di sgravi fiscali e, soprattutto, di salari minimi garantiti in favore dei precari. L'ormai ex sindaco di Roma non si è limitato a fare discorsi generici ma ha voluto quantificare l'importo minimo di questi salari intorno ai 1.000/1.100 €uro mensili. Il programma di politica economica annunciato da Veltroni appare ambizioso ma assai poco credibile. Ciò per il fatto che dal 2006 ad oggi l'Italia è stata retta da un esecutivo di centro-sinistra di cui lo stesso Veltroni è espressione diretta. Se davvero il centro-sinistra avesse voluto favorire un innalzamento dei redditi collettivi avrebbe potuto introdurre misure adeguate nei due anni di governo che, invece, sono stati caratterizzati da un inasprimento della pressione fiscale. Ormai gli elettori italiani sanno perfettamente che le promesse dei politici sono meno attendibili di quelle dei marinai e Veltroni, oltre a sconfessare i suoi compagni, non è stato particolarmente chiaro riguardo alle modalità attraverso le quali perseguire gli obiettivi annunciati. Se davvero vorrà conquistare gli indecisi, il segretario del PD dovrà andare oltre le parole e dimostrare - conti alla mano - come si può davvero realizzare quanto prospettato.

mercoledì 13 febbraio 2008

Un 3 % da buttare?


In base ad alcuni sondaggi sembra che in Italia lo scudo crociato abbia ancora un valore per parte del corpo elettorale, tanto da comportare, per il solo fatto di essere esibito su una scheda elettorale, una percentuale di consensi pari al 3 %. Ciò accadrebbe indipendentemente dai nominativi dei candidati, dal programma elettorale e dallo schieramento politico di riferimento. Molti, infatti, voterebbero per lo scudo crociato per ciò che storicamente ha rappresentato e per i valori di cui si è fatto portatore. Non è un caso, infatti, se da alcuni anni pendono cause civili tra alcuni partiti per il riconoscimento del diritto all'utilizzo esclusivo di quel simbolo con tanto della famosa dicitura Libertas. L'importanza dei simboli, soprattutto per buona parte degli elettori, è ben nota a Pierferdinando Casini il quale, pur di non rinunciare allo scudo crociato, pare disposto a non collocare l'UDC all'iterno del PDL. Berlusconi, infatti, ha previsto che l'adesione al nuovo partito da parte di altre forze debba essere subordinata alla rinuncia di simboli e denominazioni precedenti. L'unica eccezione è stata concessa alla Lega Nord. Se è vero che il simbolo del Carroccio sarà esposto nelle liste del PDL dei collegi del Settentrione perché si tratta di un movimento fortemente radicato al Nord e perché, forse, se ci fosse una lista leghista molti la voterebbero a scapito del centro-destra, ci si domanda per quale ragione non sia opportuno tenere conto del peso elettorale di un simbolo come lo scudo crociato. E' oggettivo il fatto che il simbolo scelto per rappresentare il PDL sia scarno e poco indicativo tanto da lasciar supporre che sia stato scelto frettolosamente. Onde evitare un eccessivo disorientamento da parte degli elettori, sarebbe stato più proficuo se il PDL, nel proprio emblema, avesse riportato in piccolo anche i simboli di tutti i partiti che ne hanno dato vita. Se l'UDC non stipulerà un'alleanza con il centro-destra, è assai probabile che il PDL dovrà amaramente rinunciare ad una buona fetta dell'elettorato moderato.

La CEI bacchetta Moretti e la Ferrari

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Don Nicolò Anselmi, responsabile della CEI per la pastorale giovanile, ha bocciato senza mezze misure la scena erotica di Caos calmo, il film attualmente nelle sale cinematografiche italiane interpretato da Nanni Moretti ed Isabella Ferrari (insieme, nella foto sopra). In particolare, il sacerdote ha criticato la durezza della scena, senza esimersi dal definire, simili rappresentazioni, volgari e distruttive. Nel suggerire che, in futuro, gli artisti scelgano di esercitare una sorta di obiezione di coscienza di fronte alla richiesta di girare simili scene, don Anselmi ha ritenuto opportuno precisare che da attori impegnati come Moretti e la Ferrari si sarebbe aspettato una scena romantica, soffusa, tenera, ossia un gesto d'amore, magari aperto alla vita. Non si dubita che la scena possa oggettivamente risultare forte e che trasmetta un modo particolare di concepire le relazioni sessuali ma, al tempo stesso, è opportuno evidenziare che si tratta di un mero prodotto artistico e che ogni immagine debba necessariamente essere contestualizzata. Proporre una scena di questo tipo, infatti, non sempre comporta un'adesione morale da parte degli autori e degli interpreti e, spesso, rientra nell'ambito di una sceneggiatura finalizzata a rappresentare una realtà o a trasmettere uno specifico messaggio. Chi può escludere, inoltre, che gli autori abbiano voluto la scena in questione allo scopo di evidenziarne la criticabilità? E' lecito che ognuno possa liberamente esprimere le proprie opinioni, fino a cassare del tutto un'opera. Ciò che, invece, appare doveroso evitare, è porre censure all'espressione artistica. Le polemiche sorte intorno a Caos calmo lasciano supporre, infatti, che dal 1972 ad oggi la società italiana non si sia liberalizzata più di tanto.

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Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, nel '72 uscì nelle sale italiane Ultimo tango a Parigi (nella foto sopra, da sinistra, Maria Schneider e Marlon Brando in una scena del film), uno dei più famosi film di Bernardo Bertolucci, che subì per parecchio tempo una severa censura. In un Paese civile, invece, l'unica forma di censura ammissibile deve essere attuata dai singoli, scegliendo di vedere o non vedere un'opera, e, soprattutto, di valutarne personalmente il valore. Nel XXI° secolo, temere che un film possa essere deviante per i giovani appare un tantino anacronistico. Siamo nel secolo del web, dell'informazione diffusa, del pluralismo culturale e dell'ampia offerta artistico-mediatica. Ciò che, invece, appare opportuno, è aiutare le giovani generazioni a sviluppare un forte senso critico, in modo tale da consentire loro di determinarsi adeguatamente e di attribuire il giusto peso ai fenomeni.

martedì 12 febbraio 2008

Voci nell'Universo

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Lo scorso 4 febbraio, alle 19 (ora di New York), la NASA ha diffuso nello spazio, tramite il Deep Space Network, la canzone dei Beatles Across the Universe. Si tratta dell'ennesimo tentativo dell'ente spaziale americano per cercare di instaurare possibili contatti con intelligenze extraterrestri, proponendo estratti della nostra cultura. In base ai calcoli effettuati, sembra che le onde elettromagnetiche della canzone raggiungeranno alla stella polare tra circa 430 anni. Perciò è altamente probabile che, un'intelligenza aliena possa captare il segnale in un lontano futuro quando, forse, l'umanità si sarà già dimenticata di questo esperimento tentato agli inizi del XXI° secolo.